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Gennaio 1969: DA “FIGLIE” A “FIGLIE E FIGLI”

Presentiamo alcune note storiche al fine di illustrare il cambiamento che avvenne nella Pia Unione FFCIM negli anni ’60 in seguito a

Col 3, 12-17

28 dicembre 1968
Suor Luisa Toselli (suor Maria Liliana della Pia Unione delle Figlie del Cuore Immacolato di Maria, in seguito ad una esperienza missionaria a Lucianopolis, paese di circa 4.000 abitanti situato nella Diocesi di Baurù (Stato di S. Paolo – Brasile) venne chiamata con le sue consorelle dal Vescovo di allora – Mons Zioni – per la cra pastorale della parrocchia, priva da 27 anni di una regolare assistenza religiosa. Tornando in Italia organizzò in una casa della Pia Unione, a Milano, una “giornata missionaria” invitando alcuni giovani e sacerdoti per uno scambio di esperienze e per un approfondimento delle problematiche religiose e sociali del Terzo Mondo.
Vi parteciparono una trentina di giovani di varie parrocchie. Dalle riflessioni scaturite nacque in quei giovani l’esigenza di dare concretezza al loro impegno di cristiani chiamati allo spirito missionario.

Gennaio 1969

Dopo alcune riunioni ed esperienze di carattere sociale (aiuto ai poveri e agli anziani della Parrocchia) si fondò il “G.M.G.” (Gruppo Missionario Giovanile) con i seguenti compiti:
· Aiuto materiale e spirituale alle famiglie povere e agli anziani soli
· Aiuto ai missionari conosciuti attraverso l’invio di sussidi e con un sostegno morale grazie a rapporti epistolari
· Raccolta di carta e altri oggetti inutili allo scopo di raccogliere fondi per le attività del gruppo stesso (fin dall’inizio il gruppo si autogestiva ed era economicamente autosufficiente)
· Tempi di preghiera e di riflessione comune sul Vangelo

Il G.M.G. stabilì come sede la Scuola Materna Francesco Toselli, gestito dalle Figlie del Cuore Immacolato di Maria. Responsabile e animatrice del gruppo era suor Maria Liliana Toselli, la quale, a causa dei suoi impegni di Superiora Generale, delegò una suora di sua fiducia (suor Maria Elisa) alla guida del gruppo durante le sue permanenze a Roma e in Brasile.
Circa un anno dopo iniziò un gruppo simile a Roma, nella casa della Comunità sita a Torre Gaia.

Primavera 1969
Per non incorrere nel rischio di un’attività e di un apostolato efficienti, ma vuoti di contenuto spirituale Suor Maria Liliana si recava periodicamente a Milano per espletare appieno il suo carisma di animatrice spirituale. Grazie anche ad alcune giornate di convivenza in cui si approfondirono tra i membri i motivi del loro impegno e la reciproca conoscenza, il gruppo crebbe in solidità di contenuti, in compattezza con garanzie di continuità.

Settembre 1969
In una “casa-colonia” a Fai della Paganella, in Trentino, appartenente alle religiose Maria Liliana organizzò un “convegno” della durata di dieci giorni in cui i presenti (circa quaranta) partecipavano alla S. Messa quotidiana, a conferenze, dibattiti, momenti di preghiera e di svago. Si trattava della prima esperienza di vita comune per un periodo prolungato e le scoperte spirituali furono tali da far sorgere per la prima volta l’idea che il ritrovarsi insieme non fosse più come semplice gruppo, ma come inizio di comunità, come “Famiglia”. Naturalemte i problemi erano molti e le idee in proposito solo accennate e poco chiare.

31 dicembre 1969
Venne misteriosamente e meravigliosamente incontro al gruppo Sua Santità Paolo VI in una udienza durante la quale, tra i vari presenti, nominò per primo il gruppo G.M.G. dicento testualmente queste parole:
"Prima di tutti salutiamo un gruppo di giovani partecipanti a una settimana di spiritualità missionaria. Provengono dalla Lombardia, dal Veneto e dalla Sicilia. Sono giovani che si preparano, diciamo bene, a farsi missionari, cioè andare nelle missioni ad aiutare le religiose che sono in Brasile, per assistere la loro opera missionaria, pastorale, caritativa, assistenziale, culturale, ecc… là dove mancano perfino i missionari. Noi vogliamo appoggiare con compiacenza questa impresa che ha un po’ dell’audacia, ma è vera audacia secondo il Vangelo. Voi seguite un invito della Chiesa che ha detto: «Le missioni sono aperte a tutti. A chi vuole andare gli apriremo le porte». Ed ecco che voi, raccogliendo questo invito, vi fare pellegrini e araldi annunciatori del Gran Re e del cherigma della salvezza. Guardate che siete molto cari alla Chiesa! che vi ammira, che vi sostiene… Piace vedere che fate le cose bene, cioè prepardovi, e le fate di buona volontà. E tanto più gradito e bello è questo vostro gesto perché è collettivo, fatto insieme e seguendo i passi e le tracce di una tanto benemerita famiglia religiosa che voi volete affiancare con le vostre premure e con la vostra assistenza alla gente, alla povera buona gente che troverete laggiù. Vi accompagni il nostro augurio. Avremo una preghiera per voi e adesso vi diamo una grande e incoraggiante benedizione.”
Le parole tracciavano in maniera così evidente e concreta il programma per una vita missionaria cristiana che, convinti dell’assistenza dello Spirito Santo a Paolo VI anche in quella occasione, i membri decisero di dare a quelli esplicitamente impegnati il nome di “Araldi” (così il Santo Padre aveva chiamato i giovani) e al gruppo – ormai denominato “Famiglia” – il nome di “Regnum Dei”.

Nell’estate seguente, al secondo Convegno di Fai della Paganella, i primi Araldi, dinanzi a Gesù Eucaristia e ai fratelli riuniti, fecero la loro solenne promessa di carità e di unità, nella quale era anche implicita la promessa di obbedienza alle autorità religiose, obbedienza considerata come spontanea adesione ad ogni desiderio dei fratelli e di povertà, praticata come condizione necessaria per una libertà cristiana.
Si faceva sempre più evidente un fatto: ciò che univa gli Araldi non era l’attività svolta, non la preparazione per un futuro impegno missionario, ma una forte e profonda spiritualità che suor Maria Liliana trasmetteva ai suoi fratelli. Essa viveva e alimentava da anni questa spiritualità, grazie anche alla preghiera e ad alcuni scritti, tra cui “La mia via” e “Suore senza convento”. Da anni sognava poterla concretizzare, ma senza risultato perché il farlo richiedeva la possibilità di riunire in un’unica famiglia religiosa le tre vocazioni specifiche al sacerdozio, alla vita consacrata, alla vita laicale.
Ebbe così inizio una famiglia senza particolari prerogative (potremmo definirla “laica”?) in cui chiunque desideri vivere più intensamente il proprio impegno cristiano lo possa fare con lo stile dei primi cristiani.
Era idea generalizzata che la vita di comunità - meglio se caratterizzata di consigli evangelici - fosse una prerogativa dei religiosi e che solo essi potessero ambire alla santità tramite un cammino di perfezione.

Novembre 1972
Alcuni Araldi, liberatisi da impegni di studio e lavoro, dal servizio militare e dai legami familiari, iniziarono concretamente e stabilmente la vita in comune, a Roma, nella “Parva domus Mariae”. Contemporaneamente due giovani iniziarono gli studi filosofico-teologici alla Pontificia Università Lateranense. In quel primo perido ciò che li univa oltre alla comunione dei beni spirituali e materiali era la vocazione al sacerdozio. La loro vocazione nacque all’interno di questa esperienza di fede grazie alla spiritualià proposta loro da suor Maria Liliana che li seguiva con l’approvazione e la stima dei superiori locali.
Qualche tempo dopo i membri della prima comunità si trasferirono in una casa più vicina al luogo di studio, in un piccolo edificio a due piani. Questa abitazione – pur riservando spazi privati per i giovani e le giovani – favoriva il rapporto familiare nei momenti comuni (preghiera, pasti, riflessioni e formazione) sviluppando così lo spirito di comunione fraterna.
Solo nell’ottobre del 1975 la loro esperienza potè dirsi completa perché la vita comune venne integrata dalla presenza di due nuovi membri laici, fidanzati. Si ebbe così una convivenza di membri con le tre vocazioni .
Come già detto, la casa, divisa in due piani, si prestava per una convivenza con tutte le regole di prudenza e, nello stesso tempo, di intimità essendo isolata da altre famiglie. La piccola e semplice cappella comune permetteva agli abitanti regolari momenti di preghiera (Ufficio Divino, meditazione, adorazione, santo Rosario ecc.). Inoltre veniva celebrata settimanalmente la S. Messa da un sacerdote loro amico.
Le autorità ecclesiastiche (il Vescovo Ausiliare Mons. Terrinoni e il Parroco della chiesa dei SS: Fabiano e Venanzio) seguivano quella nuova esperienza e visitavano la casa.

Spiritualità
La spiritualità della Famiglia impegna i membri a una vita di perfezione, sull’esempio dei santi, affinché Cristo possa continuare la sua opera – salvare le persone – attraverso di loro. Essi desiderano donare totalmente se stessi, la loro volontà, la loro anima a Cristo, quasi a divenire un’emanazione della Sua vita. Vogliono rispondere positivamente alla domanda di Gesù, letta tra le righe del Vangelo: “Lascia che Io agisca in te”.
Dopo l’Ascensione Cristo ha inviato il Paraclito affinché, animati da Lui, potessimo continuare la sua opera. Ma la comunione che gli Araldi desiderano realizzare con il Cristo risorto è più che una somiglianza o una collaborazione nelle opere. Aspirano ad essere trasformati “per opera dello Spirito Santo, nella sua setssa immagine” (2 Cor 3, 18).
Il loro compito non è quello di “fare” ma di “essere lode della sua gloria” per amarlo con il suo stesso amore, trasformati a Sua immagine.
Dio ci ha predestinati a tale compito dall’eternità (cf. Ef 1) e a questo si sentono chiamati e impegnati gli Araldi, vivendo concretamente una intensa vita di preghiera, di unità e carità tra loroe un apostolato frutto della sovrabbondanza della vita contemplativa.
I sacerdoti
In particolare per i sacerdoti è indispensabile che il loro ministero non sia “attività” ma espressione e trasmissione della grazia, in continuità con la persona e l’opera di Gesù di Nazareth. Ad essi Gesù ha dato, con il ministero, il compito di “salvare”, di portare l’umanità alla coscienza di essere immagine del Creatore. Nei sacerdoti è perciò necessario un profondo desiderio di configurarsi al Cristo che consacrano quotidianamente sull’altare e di conformarsi quindi a Lui nella morte per offrirsi con Lui nel pane e nel vino, come ostia.
Concretamente, sia per essi che per i religiosi e i laici, per vivere il più possibile una vita simile a quella di Gesù e dei cristiani delle prime comunità, è necessario che vivano in piccole “Famiglie” nelle quali condividere ogni bene, soprattutto quelli spirituali. In esse praticano le devozioni in comune e sono gli uni per gli altri esempio, incoraggiamento e correzione. Tale esigenza è presente soprattutto nei paesi di missione dove la solitudine, il superlavoro e le difficoltà di ogni genere potrebbero portare facilmente i missionari (i sacerdoti in particolare) a lasciare il loro impegno con Dio e per le anime. Perciò anche i sacerdoti vivono nelle Famiglie che sono per loro aiuto spirituale e pratico e con le quali sono per il popolo sacramento di unità e quindi segno concreto dell’amore trinitario. Questa è la prima e migliore evangelizzazione che i membri della Famiglia ritengono realizzare, specialmente in missione.

La missione
Attualmente la Comunità opera in due diocesi nelle quali ha stabilito alcune attività di carattere sociale e pastorale. Si intende però continuare sempre “l’evangelizzazione itinerante” in tutte le diocesi che lo richiederanno, essendo questa una specifica vocazione della Famiglia stessa.
L’evangelizzazione, specificamente consiste:
· Annuncio della Parola, approfondimento del Vangelo, catechesi e liturgia nei luoghi indicati dai Vescovi dove vi sia poca o nessuna assistenza religiosa. Il popolo brasiliano infatti, per scarsa formazione religiosa, vive spesso un culto alquanto superstizioso, superficiale, comunque basato su un miscuglio tra fede cristiana e culti pagani. A questo scopo, incoraggiati in particolar modo da Sua Eminenza il Card. Agnelo Rossi, Prefetto della Sacra Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, fu stampata una edizione del Vangelo in sinossi, corredata da fotografie della Terra Santa, da note esplicative e da un’ampia introduzione, adatta ad un primo approccio con la persona di Gesù e alla catechesi.
Per dare una forma giuridica e legale alla divulgazione sistematica del Vangelo, è stata aperta una Editrice (Editrice “Regnum Dei”) con lo scopo della divulgazione dei testi biblici e di altri di carattere religioso-didattico. Anche in Brasile è stata aperta una casa editrice omonima.
Per agire più agilmente e direttamente nelle aree di maggiore necessità di evangelizzazione, si organizzano equipes mobili che periodicamente raggiungono i luoghi più lontani per far conoscere Gesù e il suo Vangelo. Servendosi della propria edizione del Vangelo e di altro materiale audiovisivo le equipes cercano di rendere più prossima alle comunità e alla loro vita cristiana la figura del Salvatore e il suo modo di presentare il Regno.

NOTA: Le religiose non sono state citate espressamente in merito alle attività che la Famiglia svolge non perché non vi siano presenti o perché il loro ruolo sia marginale. Al contrario, in ogni attività, in ogni comunità esse sono, con la loro presenza, “forza aggregante” per una costruzione di unità sempre più profonda.
Così come Maria a Nazareth e con gli Apostoli, con umiltà e servizio nascosto, esse vivono la loro maternità spirituale nei confronti dei sacerdoti, dei consacrati tutti e anche dei laici i quali, per il loro specifico compito nel mondo e nella loro famiglia naturale, necessitano di una forza “centripeta” che li richiami continuamente alla loro vocazione di unione fraterna. Le religiose sono “l’anima della Famiglia” così come le madri sono l’anima della casa. Appunto perché la Pia Unione si identifica e definisce “Famiglia”, appunto perché desidera vivere con semplicità i valori cristiani nell’ambito di una comunità naturale essa ha come fulcro, per il suo andamento interno, le religiose.
Circa le loro attività specifiche esse sono di valido aiuto al sacerdote nel lavoro pastorale, specialmente per quanto riguarda l’animazione dei giovani e anche un suo valido sostituto nelle parrocchie dove, per mancanza di clero, il popolo non ha una regolare assistenza religiosa. Come sono il fulcro e l’anima della famiglia religiosa, così lo sono della parrocchia loro affidata, le cui strade sono state definite da suor Maria Liliana “i corridoi del loro convento”. Quindi non chiuse in una istituzione (collegio, ospedale ecc.) ma dedite a una comunità di cui sono maternamente responsabili.

Due sono le dimensioni fondanti la Famiglia: una spiritualità ecclesiale e la vita comunitaria, familiare, mezzo per approfondire tale spiritualità e segno per il mondo del loro essere Chiesa.
Per quanto riguarda il primo aspetto la famiglia religiosa opera sempre in comunione con le autorità locali – Vescovi e Sacerdoti – che ne approvano la presenza in Diocesi e Parrocchia, riconoscendone l’erezione in Diocesi di Roma e concordando con i responsabili le modalità di presenza e azione.
La Pia Unione FFCIM è stata riconosciuta pubblicamente come “Associazione di Fedeli” in quanto questa forma giuridica permette ai membri di vivere in convivenza le loro specifiche vocazioni, nella forma di vita fraterna comunitaria. In seno alla comunità i membri cercano di vivere in obbedienza ad una Regola che viene loro proposta fin dalla loro entrata in maniera che, nel periodo di formazione, essa possa essere conosciuta perché divenga, dal momento della professione dei loro voti o promesse, loro regola di vita.

 


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